Jul 13, 2015

Etnografia come approccio al design

Etnografia, design, ricerca qualitativa, user experience. Quali sono i punti di contatto? Ma soprattutto: come applicarli nel lavoro quotidiano?

L’immagine qui sopra rappresenta uno dei ponti della valle Iya, nell’isola giapponese dello Shikoku: sembrano precari e incerti se si sta fermi nel mezzo, ma resistenti nel loro intreccio, e fondamentali per passare dell’altra parte. Fare ricerca, l’avrete già capito, suona più o meno così.

Ho parlato di intrecci: creare legami è ciò che fa l’antropologia, ed è a questi che mi riferisco quando scrivo di etnografia come approccio al design.

Parlando il gergo accademico dovrei nominare la sua capacità di evidenziare e ri-costruire relazioni all’interno di un’arena (sulla metafora dell’arena cfr. J.P Olivier de Sardan, Antropologia e Sviluppo).

Se invece restiamo nell’ambito del design thinking, il riferimento va alla mappatura e creazione delle relazioni tra shareholders, all’analisi dei rapporti tra l’utente finale e il prodotto (o servizio), alla facilitazione nei momenti di co-design, al lavoro di comprensione e progettazione di esperienze.

 Bla, bla, bla.

Spiegandolo esattamente come farei alla macchinetta del caffè, dopo essermi lamentata del caldo, invece, direi semplicemente che il modo migliore per utilizzare l’etnografia è comportarsi, nel corso di un progetto, esattamente fa come un antropologo nel momento di una ricerca sul campo.

Ascoltare, tutti, tanto.

Cercare di stabilire e parlare un linguaggio comune, anche senza l’uso di parole, siano essi disegni, gesti, business model canvas o mattoncini lego.

Osservare, perché spesso le cose più importanti non vengono dette.

Imparare a convivere con i propri sbagli, le proprie mancanze, le proprie fragilità e paure. Perché condizioneranno inevitabilmente il lavoro finale: l’importante è fare in modo che servano a migliorarlo.

Essere presenti, tipo come direbbe Heidegger, ma anche mia madre: concentrati, non pensare ad altro, fai una cosa per volta. Se ascolti non pensare alla domanda che dovrai fare dopo, se discuti con dei collaboratori, non controllare le email.

Il multitasking è la pratica meno empatica del mondo.

 UNA QUESTIONE DI RELAZIONI

Identità è un termine che ho incontrato spesso negli ultimi anni, comune all’antropologia e al design, usato con modalità e significati differenti sì, ma (mi sono resa conto) alquanto legati.
Parlare di identità, di una persona o di un gruppo, da un punto di vista antropologico, è riferirsi a quel processo di scambio quotidiano tra un individuo e il mondo che lo circonda. Detto in poche parole, e attirandomi i nasi stropicciati dei più accademici:

siamo le relazioni, le esperienze, e i contesti che viviamo.

Quando, nel gergo del visual design, si progetta un’identità, si tratta di dare forma, narrazione, stile, ad un soggetto, costruendolo come tale nel posizionarlo nel mondo.

etnografia design e identità

Gentlemen of Bacongo – by Daniele Tamagni

Relazione è la parola che, come un mantra mi torna in mente mentre scrivo questo post. Le relazioni sono ciò che cerchiamo di de-costruire in un’analisi etnografica per comprendere ciò che stiamo studiando.
Le relazioni sono la materia prima di un design che si (pre)occupa di creare esperienze, non solo di comunicare informazioni ma di trasmettere conoscenze, in maniera soddisfacente e coinvolgente.

L’antropologia può parlare a qualcuno fuori dalla mura accademiche recuperando un saper raccontare che abbia il coraggio di distaccarsi dalle note bibliografiche a favore del coinvolgimento, di un potere narrativo che smuova, che si faccia esperienza.Qualche settimana fa, partecipando a un fantastico Opencamp , l’ho detto più o meno così: “tra il dire e il fare c’è il raccontare”.

Se pensiamo che un buon design sia il risultato di una progettazione attenta all’uomo (l’utente) e all’ambiente in cui è inserito, l’antropologia sarà quindi la nostra chiave d’accesso, il ponte da costruire.

Etnografia e design hanno in comune il procedere per fasi di apertura e di definizione, il che li rende flessibili o, come preferite, responsive 🙂
L’etnografia ci permette di fare ricerca aprendo nuovi orizzonti possibili di innovazione e, allo stesso tempo, andando in profondità nell’individuare bisogni e relazioni. È uno strumento per creare esperienze ed interpretazioni, o meglio, per trasformare informazioni in conoscenza.

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